Il mio primo romanzo !

E’ vero, è moltissimo che non scrivo. Non è per mancanza di entuasiasmo, solo per mancanza di tempo. Già perchè in questi mesi ho completato il mio primo vero romanzo. Gli altri erano racconti, questo è un libro. La storia mi girava in testa da anni e questa estate ho inizato a tracciarne la trama e più scrivevo, più mi intricava ed ora ne sono orgogliosa. E’ una storia d’amore, ovviamente, chi mi conosce non può avere dubbi in proposito, ma ha anche aspetti piuttosto interessanti, non solo sdolcinati.

Ora devo solo stamparlo, rileggerlo e consegnarlo ad una editor.

Prego Jane Austen, che protegge tutte noi scrittrici romantiche, di assistere questa mia opera, affinchè possa essere pubblicata e letta.

E’ il sogno della mia vita.

•Jane Austen•
I sogni vanno coltivati sempre e mai dimenticati o sepolti sotto atti da scrivere, panni da stirare, compiti da controllare, perchè il tempo passa inesorabile e non voglio trovarmi a pensare tra qualche anno che avevo la possibilità di inseguire il mio sogno e non l’ho fatto.
Questo sarebbe davvero imperdonabile.
Non so bene come nasca un sogno, so solo che sta lì dentro di noi, ognuno ce l’ha.
Mia figlia Emma, per esempio, ha il sogno di andare a Parigi e a sette anni è stata così matura da rinunciare a molti regali del compleanno per mettere da parte un pò di soldi che la porteranno a Parigi, certo servirà l’aiuto dei genitori, ma questi sono dettagli. Cosa ha fatto di Parigi il sogno di Emma, non lo so, cosa troverà a Parigi Emma, non lo so, come non so se ne rimarrà delusa, ma ammiro in lei il fatto di avere un sogno e di volerlo inseguire e di impegnarsi per farlo diventare reale, anche quando inserisce nel salvadanaio “MISSIONE PARIGI” 10 centesimi !
Così un giorno d’estate, dopo pranzo, quando il tepore rendeva l’atmosfera sonnolente e i bambini a modo loro riposavano, ho preso il mio piccolo computer portatile e le parole sono uscite a fiumi, come l’acqua di una cascata, perchè erano già tutte lì in un angolo della mia mente da anni ed aspettavano solo che le dita pigiassero i tasti per divenire reali.

 

 

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