I DSA: dubbi di una mamma

LA PAZIENZA: questa rara dote

Come moltissimi genitori anche io e mio marito siamo alle prese con i DSA, ossia i disturbi specifici dell’apprendimento.

Dopo essere stati sollecitati dalla maestra di Emma ad indagare , perchè la bimba durante le lezioni sembra confusa e stanca, ci scontriamo con questo strano fenomeno.

Ne ho sentito parlare negli ultimi anni in modo molto frequente, ma finchè una cosa non ti tocca resta un qualcosa di nebuloso che non si comprende bene.

Di che diavolo si tratta? Ti trovi a pensare.

Così mi metto su Internet e cerco, leggo, prendo appunti e arrivo a capire che si tratta di un disturbo del neurosviluppo che riguarda la capacità di leggere, scrivere e calcolare in modo corretto e fluente. Così c’è la dislessia, che è un disturbo specifico della lettura e della decodificazione del testo, la disortografia che è un disturbo della scrittura, la disgrafia che è un disturbo della grafia e la discalculia che è un disturbo dell’abilità di numero e calcolo.

Ma perchè alcuni di noi hanno questi disturbi? In un libro da me acquistato “Mio figlio è dislessico” di Arianna Pinton c’è scritto che la causa dei DSA è di natura biologica ed è “legata ad un collegamento anomalo tra i neuroni in alcune aree specifiche della corteccia cerebrale, ha una base genetica ed è spesso ereditaria“.

Trovo un sito competente dell’AID Associazione Italiana Dislessia.

Ma qualcosa non torna … I dati del sito parlano di una percentuale bassissima 3-4% della popolazione affetta da questi disturbi, come mai allora nelle scuole italiane quasi ogni classe conta almeno 3-4 bambini con tali disturbi ?

Senza nulla togliere alla attenta maestra di Emma e con la certezza che lei agisca nell’interesse della mia bambina, ho notato però in lei l’ansia di dover terminare il “programma” di prima elementare e di segnalare eventuali bimbi che non sono al passo.

Così mi sale un moto di rabbia non verso l’attenta maestra ma, come sempre, verso questo nostro invadente Stato e mi chiedo cosa voglia il Ministero dai docenti e soprattutto dai nostri bimbi ?

Dei perfetti mini robot tutti programmati allo stesso modo.

Se un bimbo è più lento o ha problemi di lettura, scrittura o calcolo, perchè il Ministero così presente non fornisce più docenti, così che i dirigenti scolastici possano formare classi non di 30 bambini, ma magari di 20, perchè non forma docenti in grado di aiutare i bambini a superare le loro difficoltà, evitando così di costringere i poveri genitori a rivolgersi a questo o a quel terapista, che chiederà per un paio di sedute settimanali un costo di circa euro 100,00 ?

La gentile terapista, a cui mi sono rivolta per fare i test, mi ha detto che la sua agenda è piena vista la quantità di bambini che si rivolgono a lei, invitandomi ad aprire la pratica presso la ASL che senza dubbio impiegherà 1 anno solo per darmi il primo appuntamento. E allora mi trovo  a pensare che sia tutto un grande business e mi trovo ad essere un pò scettica sull’argomento.

Ammesso che il fenomeno sia reale e senza dubbio lo è, credo che si sia persa l’obiettività di distinguere casi di reale difficoltà da casi di lievi disturbi che con la pazienza, dote rara in questo mondo schizzato, l’esercizio e l’applicazione potrebbero superarsi.

Dove sono finiti i quaderni e quaderni di cornicette con cui siamo cresciuti, le pagine e pagine di lettere in maiuscolo, minuscolo, corsivo, stampatello ripertuti sino alla nausea. Beh sono stati superati dal metodo globale, dove viene insegnato tutto di corsa in fretta, in disarmonia, in un pot pourrì di verifiche e valutazioni.

Ho notato che vi è talmente l’ansia di dover segnalare ipotetici disturbi, che non si ha la pazienza di volerli far superare con le proprie forze e con quelle del bimbo, così in virtù della legge varata per aiutare i portatori di DSA si forniscono al bambino alcuni strumenti come calcolatrici e tablet, si danno meno compiti a casa, si agevola con interrogazioni programmate.

Io continuo a dire che, al di là di casi eclatanti in cui è doveroso intervenire, il resto è solo fornire alibi a non impegnarsi. Fornire alibi ai docenti e fornire alibi ai nostri bambini a non mettersi in gioco, a non provarci da soli con le proprie capacità, che senza dubbio sono lì nei loro neuroni, seppure mal collegati.

Io non nego né rifuggo i DSA, dico solo che c’è troppa ansia al riguardo e non nei genitori, quanto nelle scuole e nel Ministero dell’Istruzione.

Mia figlia non sarà un campione di velocità di lettura e di srittura, ma ha finito la prima elementare, sapendo leggere e scrivere e a me basta.

Non mi importa che sia un fulmine nell’apprendimento, mia figlia è fantastica, è creativa, disegna dipinge, fa collane, bracciali e lavoretti complessi da quando aveva due anni e non deve partecipare a nessuna gara di velocità di lettura.

Mi importa, invece, che sia presa in giro da odiosi compagni, che forse perchè così formati, adorono le sfide e le gare e tendono all’agonismo anche quando ci dovrebbe essere solidarietà.

In questo dovrebbero impegnarsi le maestre, a far capire che ogni splendido essere della classe è perfetto così come è, soprattutto in prima elementare, sforzandosi di far capire a tutti gli alunni che ogni compagno va amato e rispettato, con la conseguenza che dovranno ascoltare una Emma che legge lentamente incoraggiandola a migliorare, deliziandosi le orecchie con chi è più spedito.

Senza competizione che a quell’età, e anche dopo, è una cosa a mio avviso spregevole e crudele.

In questo sono delusa. Non mi importa che a mia figlia sia diagnosticata la dislessia, mi importa che cresca felice e sicura di sé ed è a questo che la scuola e il Ministero dovrebbero tendere, rispettando i tempi di crescita di ognuno, perchè come diceva Coco Chanel “per esser insostituibili bisogna essere diversi“.

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