Aspettando Tommaso CAPITOLO VIII

 

CAPITOLO VIII

Finalmente riesco a scriverti e a parlarti di nuovo, dopo uno shock iniziale che a colpito me e tuo padre, da circa due settimane, perché stavolta è proprio vero, tu sei arrivato.

Beh, è opportuno fare qualche passo indietro.

Era il 2 agosto e tuo padre mi ha accompagnata dal ginecologo per la consueta visita.

Eravamo un po’ giù, perché dopo mesi di tentativi non ero ancora incinta.

In realtà, tuo padre era un po’ giù non perché davvero pensava di avere un qualche problema fisiologico, piuttosto a causa dei miei altalenanti stati umorali.

Avevo deciso che di fronte al ginecologo non avrei neppure affrontato il “problema”, che davvero non si poteva considerare tale solo dopo pochi mesi che si tentava di procreare. Così ho seguito tuo padre e la segretaria nella sala da visita, dopo avere assunto un’aria distaccata, matura, quasi marziale, pronta a non chiedere consigli o delucidazioni sulla tempistica e le analisi da fare per accertare una presunta, quasi certa, sterilità.

Ma è stato quando la segretaria ha aperto la porta annunciandoci, che io con un balzo felino ho superato tuo padre, che mi precedeva con la mano protesa verso il caro ginecologo, e senza neanche salutare il dottore, ho sbattuto entrambi le mani sulla scrivania come ad una riunione tra dirigenti, chiedendo senza remore: “Perché diavolo ancora non aspetto un bambino?”

Tuo padre mi ha guardato come se fossi completamente pazza e,  privandomi di quella che senz’altro sarebbe stata una saggia risposta, è intervenuto direttamente, esordendo con aria condiscendente “E’ esagerata, non sa aspettare, d’altronde sono solo pochi mesi che proviamo”.

Detto tra noi ho pure sbagliato i calcoli della presunta fecondazione: 14 giorni dal ciclo, beh io contavo dalla fine del ciclo e non dall’inizio; perché non rendono chiare certe cose, evitando di lasciare sottintesi incomprensibili a chi fa l’avvocato e non il medico ?

Va detto per amor del vero che sono sempre stata poco sveglia, in fatto di “giorni medicalmente rilevanti”. Non ti nascondo che per un anno ho preso la pillola anticoncezionale, sbagliando a contare i giorni di assunzione del medicinale e di pausa, in virtù di uno strano calcolo matematico che comportava un’interruzione di 6 giorni, evitando, comunque, di rimanere incinta, perché spesso e volentieri la pillola era accompagnata da altre accortezze … Mio marito mi ama molto …

Comunque tornando alla visita del due agosto, il paziente dottore, guardandoci con l’aria comprensiva, ci ha consolato con un saggio e scientifico consiglio: “Ragazzi fate sesso e basta”.

Il suono di queste parole uscite dalla bocca di un uomo davvero distinto mi è sembrato un po’ strano, ma al tempo stesso ha allentato la tensione, procurando a tutti un’adolescenziale ilarità, mentre probabilmente il malcapitato ginecologo pensava tra sé “Magari così, questi capiscono”.

Poi assumendo un’aria più professionale, ha continuato “Diciamo che fino a dicembre non prenderemo alcun provvedimento”.

Nel frattempo io mi sono spogliata, indossando una simpatica vestaglia di carta verde e scarpette di plastica celesti, mi sono accomodata sulla lettiga, sapendo che di lì a breve sarebbe iniziata la poco piacevole visita ginecologica e che di lì a qualche secondo lo speculum sarebbe penetrato nelle mie viscere.

Non solo, al fine di un più accurato controllo, sono stata trafitta da una specie di dilatatore, che il medico mi ha inserito, allontanandosi subito dopo da me, rimasta inerme in quella poco piacevole posizione.

Non ho mai capito come possano i ginecologi chiederti di rilassarti, dopo averti ficcato nell’utero un imbuto, innervosendosi se al contrario irrigidisci ogni singolo muscolo del corpo, stringendo a morte gli occhi e contando mentalmente i secondi che ti separano dalla libertà.

Diciamolo, non sono eroica in fatto di dolore, riuscirò a farti nascere ? Beh ci penseremo più avanti.

Se a dicembre non si fa vivo nessuno – ha continuato il dottore – iniziamo da Alessandro, preleveremo un campione del suo sperma per verificare la vitalità e la motilità dei suoi girini, dopo di che ci concentreremo sulle tube e sulle ovaie di Monica ”.

Tuo padre, con aria da martire ferito, mi ha guardato, sospirando e proferendo con aria grave “Capito? Iniziano da me”.

Avrei voluto picchiarlo, se non fosse stato per il dilatatore nella vagina, che mi stava facendo male da morire, al che è intervenuto il dottore, il quale ridendo ha guardato mio marito, rassicurandolo “Ma insomma ! Non ti preoccupare, non è altro che una zaganella !”.

I due sono scoppiati a ridere come vecchi commilitoni, mentre io ho alzato gli occhi al cielo, pensando mestamente “Uomini !”.

Dopo pochi giorni siamo partiti per la Sardegna direzione Arbatax, dove c’erano anche i tuoi nonni materni, zia Laura e zio Roberto.

E’ stata una bella vacanza fatta di mare azzurrissimo, gite sulle splendide montagne dell’Ogliastra, corse folli in gommone e sesso teso a realizzare l’obiettivo bambino.

Non so davvero come tu sia rimasto attaccato alle pareti del mio utero, considerato che tuo padre per tutta la vacanza mi ha trascinato in gommone con qualsiasi mare, chiaramente non mantenendo un’andatura da “Forse mia moglie è incinta, fammi andare piano”, quanto piuttosto “Ho venti giorni l’anno per stare al mare e non me ne frega di nessuno”.

Ciò nonostante, voglio dirti questo: tuo padre non è una persona egoista, affatto, è che le sue passioni sono, a volte, irrefrenabili, per cui le sfoga così.

Vero è che una mattina che montava tempesta, quando tu eri già accucciato in qualche parte del mio ventre, nonostante avessimo preso il gommone, appena giunti a Capo Monte Santo, tuo padre ha fatto dietro front, non perché io piangessi e lo minacciassi di iscrivere il ricorso per la separazione non appena tornati a Roma, ma perché stava per piovere e vedeva spumeggiare il mare a largo, che entrambi, mi ha detto, erano brutti segni … grazie a DIO.

Comunque, in un modo o nell’altro io penso che tu eri già lì, quando ci siamo imbarcati per la Sardegna, perché a mio avviso hai fatto esattamente centro la notte di San Lorenzo.

Prima di partire per la Sardegna abbiamo trascorso qualche pacifico giorno a Tor San Lorenzo, proprio quando il 10 agosto si festeggia il Santo Patrono.

Intorno alle 21.00, scortato dai carabinieri, è arrivato dal mare San Lorenzo in persona su una barchetta di pescatori in compagnia del vescovo chiamato per l’occasione a benedire il Santo e tutti i presenti.

E’ stato allora che ho pregato San Lorenzo di mandarti da noi e tu sei arrivato, anche se noi lo ignoravamo del tutto.

Finite le belle vacanze, siamo tornati a Roma.

La fine dell’estate nella mia testa coincide con il compleanno di tuo zio Claudio, il fratello più piccolo di tuo padre, che per tradizione si festeggia in un ristorante in centro.

E’ stata al termine di quella cena che tuo padre mi ha detto “E’ solo questione di capirci qualcosa in più … se sono in grado di far funzionare un acquario, saprò anche concepire un bambino, no?”

Penso che tu abbia ragione” ho risposto, pur non riuscendo a comprendere la connessione mentale tra l’acquario e la fecondazione, se non per il fatto che si tratta, alla fin fine, sempre di splendidi esserini che vivono nell’acqua.

Comunque rianimati dalla sfida che si presentava, ci siamo recati in una farmacia notturna, dove abbiamo speso euro 170,00 per un Kit nato come metodo contraccettivo, volto ad evidenziare i giorni fertili da quelli no, e conseguentemente a sconsigliare rapporti sessuali non protetti nei giorni in cui il display indica rosso, invitando serenamente la coppia a darci sotto liberamente quando il semaforo segna verde.

Noi avremmo dovuto usarlo per lo scopo inverso.

La mattina dopo con aria scientifica ho aperto la confezione decisa a leggere attentamente le istruzioni.

Per completezza, sia ribadito, che io odio le istruzioni di tutto: del forno, del videoregistratore, della lavatrice, ma ancora di più, se possibile, del KIT anticoncezionale.

Da una prima concentrata lettura, mi è sembrato si trattasse di eseguire dei test sulle urine alla stessa ora per circa un mese, da inserire a mezzo di apposito stick nel display del computerino in dotazione, in modo da fornire al cervellone una sorta di media ormonale, da cui trarre, come per miracolo, fondamentali informazioni circa la fertilità o meno ovulare.

Improvvisamente sono scoppiata a piangere seduta per terra in bagno con la scatola del KIT in una mano e le istruzioni nell’altra, chiedendomi perché il mio destino dovesse essere a tal punto crudele da sottopormi ad una prova così sconvolgente.

Tuo padre mi ha raggiunto in bagno con aria assonnata, dandomi prima ancora una volta della pazza, ma rassicurandomi subito dopo sul fatto che usare quel KIT cerca (o evita seconda le esigenze individuali) bambini sarebbe stata una cosa semplicissima.

Grazie a Dio non ho mai attivato quell’aggeggio infernale, che giace ancora ad oggi in fondo alla scatola dei medicinali, visto che solo cinque giorni più tardi ho avuto la certezza che tu c’eri.

Era già da un po’ che non mi sentivo proprio in forma, ma mai avrei attribuito questo strano malessere alla tua silenziosa presenza.

Forse non ti sei fatto subito sentire, perché eri terribilmente stanco dopo tutta quella fatica a spintonare gli altri spermatozoi, a risalire in quella fitta e spaventosa foresta e a cercare l’ovulo, e soprattutto a rimanere in vita ben attaccato alle mie viscere durante le gite sul gommone di tuo padre.

E così, solo perché avevo in casa tre o quattro confezioni di test di gravidanza, tanto per sfatare ancora una volta la tua presenza, ho fatto il test.

Ho aspettato i tre minuti senza alcun entusiasmo, quasi sapendo che un solo forellino colorato del risultato sarebbe stata la ormai scontata risposta.

Sono rientrata in bagno e ho guardato il risultato. Incredibile

Due caselle colorate di rosa. Istruzioni due caselle rosa: INCINTA.

Oh mio Dio.

Ho chiamato tuo padre, che si era appena seduto a tavola a mangiare i calamari fritti, urlando “Ale … corri corri”.

E lui altrettanto agitato “E’ fatta. E’ fatta te l’avevo detto”.

Dopo di che siamo stati dieci minuti a camminare per la casa come dei pazzi forsennati, mentre tuo padre diceva “E’ fatta

Ed io “Capisci l’enormità della cosa?

Ho ripetuto il test tre volte, ricevendo sempre lo stesso risultato, dopo di che io e tuo padre abbiamo buttato al secchio i calamari e siamo usciti.

E’ stato così che abbiamo saputo della tua esistenza.

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