Capitolo VII

Certo che l’amore è strano.

Eccomi qui sul treno che mi porta dalla Stazione di La Storta a Valle Aurelia, è il 16 maggio 2005, giorno del mio trentatreesimo compleanno e mi sento piuttosto carina.

Indosso un soprabito bianco di Patrizia Pepe di crepe in seta (così deve aver detto mia madre, che lo ha trovato un capo molto bello !) e una amabile borsa bianca di Furla, pantaloni neri e scarpe nere decolleté anni ’50 ovviamente, e sono seduta tra due adolescenti di circa diciassette anni, che incontro quasi ogni mattina e che ogni mattina sono incavolati neri l’una con l’altro.

Lui è senza dubbio più bello e più stufo di lei, che non ha ancora diciotto anni ed è già una gran rompipalle.

Il ragazzo è moro, sguardo profondo, alto, indossa jeans, magliettina bianca, calza nike celesti; lei è biondina, niente di chè, vestita allo stesso modo.

Perché sei voluto venire qui?” gli chiede lei rabbiosa.

Pensavo volessi venire tu qui … va bene, oggi vengo a casa tua …”
Ma di che parlano? Cerco di concentrarmi sul contenuto della sentenza n. … emessa dal Tribunale di … ah sì ! il risarcimento da cose in custodia, adoro queste cause che ci fanno gli inquilini, le vinco tutte.

Così eccomi concentrata sull’argomento, quando i due ragazzi riprendono a parlare ad alta voce, io sto in mezzo, così, mio malgrado, divento parte della diatriba ed al diavolo i conduttori e le loro stupide cadute, mi ritrovo ad ascoltare tutto il loro discorso, senza dubbio più interessante.

Non se ne parla proprio, io non voglio vederti, hai capito ?” lo sfida lei.

Che diavolo hai combinato ? penso tra me e me, guardando il tenebroso ragazzo.

Le hai dato buca ? hai flirtato con un’altra ? o semplicemente non le hai telefonato per darle la buona notte ? o io sono Biancaneve e invece tu l’hai messa incinta ? e se è così, come diavolo avete fatto ?

Lui cerca di accarezzarle la gamba, lei scatta e mi colpisce uno stinco, chiedendomi scusa con un falso sorriso, che io non ricambio, perché mi sono già automaticamente schiarata dalla parte di lui.

Pranziamo insieme?” azzarda il ragazzo carino.

Sei proprio uno stronzo” gli risponde scortese lei, dopo di che come una furia si alza e scende dal treno.

Io incontro fugacemente lo sguardo del ragazzo e mi verrebbe da dirgli “Dammi retta mandala a quel paese, non si può stare insieme a 18 anni e litigare ogni momento”.

Quando lui inizia a messaggiare sul cellulare, sorridendo…

Chiedergli a chi scrive sembra azzardato, certo è che non sta soffrendo troppo, così io riprendo a leggere la mia sentenza, ma nel cervello mi ronza un pensiero fisso: l’amore può essere una gran complicazione e se capiti con la persona sbagliata, ti fotti la vita.

Questa settimana quattro dei nostri amici (in realtà la notizia su due l’ho saputa per vie traverse) sono entrati in profonda crisi, un’altra coppia si è sposata da poco ed ha litigato furiosamente durante il matrimonio, quindi a conti fatti sono sull’orlo della crisi familiare sei persone di circa trenta anni, che hanno scelto la persona sbagliata.

A volte mi sembra siano impazziti tutti.

Tonino l’amico di infanzia di tuo padre dice che se non trova il vero amore preferisce restare solo ed io penso sia assai più coraggioso di tutti gli altri, che per paura di rimanere soli si accontentano, formando famiglie traballanti.

Ricordo che tra le letture recitate il giorno del mio matrimonio, quella che più mi ha colpito racconta di una casa, che se costruita sulla roccia è in grado di affrontare qualunque intemperia il destino voglia riservarle, al contrario della casa costruita sulla sabbia (o sulla palude, controllerò la Bibbia … o il Vangelo ?), che crollerà alla prima folata di vento.

Un pò come la storia dei tre porcellini e le tre casette, quella di mattoni resisteva al lupo, quella di foglie e di canne di bambù veniva facilmente distrutta.

In realtà tra la parola di Gesù e la favola dei tre porcellini non c’è un vero parallelismo e la morale sottesa non è proprio la stessa, perciò Dio non volermene per l’accostamento poco felice.

Comunque è vero, non si può far finta che vada bene, se non è così, non si può far finta che accanto ci sia la persona giusta, se non lo è: la vita non è un bluff.

Sei persone in crisi sentimentale in una settimana è da record !

Forse sono arrivati i marziani ed hanno assimilato tutti. “La resistenza è inutile sarete assimilati” dicevano i mutanti o qualcosa del genere in quel telefilm, che tanto piace a tuo padre, il quale spesso, fumando una sigaretta, sorride con l’aria sorniona, sostenendo di essere un extraterrestre, che è arrivato da un pianeta sconosciuto appartenente ad un’altra galassia e chiama tutti noi “umanoidi”, esseri inferiori che non vedono quello che a lui sembra cristallino.

Tuo padre è strano, ma simpatico.

Mentre penso a tutto questo, mi accorgo che il ragazzetto davanti a me è sceso, senza che io abbia potuto illuminarlo con le mie perle di saggezza sull’amore e mi accorgo che è arrivata anche la mia fermata così felice di essere innamorata, di avere spostato l’uomo giusto e di condividere con lui il festeggiamento del mio trentatreesimo compleanno scendo orgogliosa dal treno.

E’ stato davvero uno strano compleanno, a tratti quasi surreale.

Tuo padre mi è venuto a prendere fuori allo studio intorno alle 18.30, il programma era : regalo e cenetta romantica in ristorantino in centro.

Per tutto il giorno ho immaginato io e tuo padre che per mano passeggiavamo felici per le strade e poi seduti ad un tavolino all’aperto con tovaglia a quadrettoni bianchi e rossi mentre un leggero venticello muoveva le margherite poste al centro del tavolo, sorseggiando un vinello fresco di primavera e mangiando una pizza margherita.

Non è andata proprio così.

Regola n. 1: che tu sia un maschio o una femmina cerca di non immaginarti mai niente, perché ogni volta che lo fai, accade esattamente il contrario di quello che hai immaginato.

Quando tuo padre è arrivato sono scesa felice con la mia borsetta bianca ed il soprabito di P.P.. Eravamo entrambi molto stanchi ma fingevamo di essere freschi come rose, così allegri abbiamo iniziato a girare tra i negozi.

Mi voleva regalare un paio di Nike, ma non c’era il modello che mi piaceva, così abbiano cambiato negozio, dove finalmente abbiamo trovato le scarpe del mio compleanno, ma non c’era il numero, abbiamo cambiato negozio, dove c’era il numero giusto ma non il colore, così siamo usciti ed abbiamo iniziato a girare come due zombi in cerca di un regalo.

Stranamente, e non è da noi, la razionalità e la maturità hanno preso il sopravvento e, guardandoci negli occhi, abbiamo deciso di rimandare il regalo al sabato mattina successivo.

Ma poi, malauguratamente, siamo passati davanti la vetrina di Furla.

Così siamo entrati ed io ho iniziato a provare (si può usare questo termine ?) un paio di borse bellissime entrambi color corallo, ero molto indecisa: una con i manici lunghi, capiente, utilissima per portare i fascicoli e l’altra più piccola, seppure di identica forma e colore, che per qualche arcana ragione mi attraeva di più.

Quindi, ho optato per quella più piccola ed è stato in quel momento che ha squillato il cellulare. Era tua zia Vali, mia cugina, per farmi gli auguri, così mentre io chiacchieravo serena, tuo padre con fare alla Richard Gere in “Pretty Woman” ha acquistato entrambi le borse: uguali, stessa forma e stesso colore, se non per una differenza di dieci centimetri.

Mi sono arrabbiata.

Con il senno di poi capisco di avere avuto una reazione eccessiva: se sei un maschio ti sembrerò matta, se sei una femmina ti sembrerà matto tuo padre.

Questo riassume di base le differenze emozionali tra i due sessi.

In un film bellissimo “Il profumo del mosto selvatico”, il nonno, interpretato da un affascinante Anthony Queen, nel tentativo di spiegare la differenza tra uomini e donne, canticchia dolcemente che “Non si possono capire le donne … – parlando di noi come fossimo creature divine – quello che gli uomini pensano … le donne sentono”.

Beh, io in quel momento sentivo di volere uccidere tuo padre.

Siamo usciti dal negozio ed io, tentando di restare calma, ho esordito “Perché diavolo hai comprato due borse uguali ?” ed Ale sorpreso “Non sono uguali !”

Si che lo sono, stessa forma, stesso colore … solo cinque centimetri di differenza” ho fatto notare io.

Non è affatto vero – ha ribattuto lui sereno – sono completamente differenti … la piccola la usi per andare a spasso, quella grande per il lavoro”.

Non si può avere due borse uguali. Sono entrambi molto belle, ma anche costose, devo cambiarne una”.

Ma non puoi cambiarle – ha detto lui evidentemente seccato – è il mio regalo

Devo cambiarne una, sono uguali”.

E qui tuo padre ha avuto un lampo di genio, tirando fuori un’assurda teoria, “quando ti compri un set di valige le scegli tutte dello stesso modello e colore o no ?” e si è acceso un sigaro, respirandomi in faccia una folata di fumo acre.

Io sono rimasta calma, guardandolo negli occhi per capire se stava scherzando o se veramente provenisse da un’altra galassia; ma lui ha continuato sereno “Le valigie che abbiamo comprato quando siamo partiti in viaggio di nozze sono tutte nere e perfettamente uguali, pur se diverse nelle misure”.

Eh allora ?” ho chiesto io con gli occhi sgranati “che diavolo c’entrano le valigie con le borsa da passeggio, pensi che possa andare in giro, indossandole tutte insieme come quando si va all’aeroporto ?”.

Senza dubbio la voce era alterata, ma non ho abbassato il tono, perché lui non ha mollato, portando avanti la sua assurda teoria. Così abbiamo continuato a battibeccare per almeno altri cinque minuti fino a quando il suo iter argomentativo ha cominciato a vacillare, allora ha cambiato tattica, facendomi sentire in colpa ed una terribile ingrata, buttandola sullo psicologico e, se posso azzardare, sul patetico.

Io compro sempre cose uguali…” ha detto con lo sguardo basso “mi da un senso di sicurezza”.

Ed è vero, tuo padre compra gli stessi orologi, gli stessi boxer, gli stessi jeans, appese nell’armadio ha circa trenta camicie tutte uguali celesti e questo a causa della sua confusa infanzia, a cui forse dedicherò un capitolo, un intero libro o, magari, un’enciclopedia.

Un senso di colpa mi ha attanagliato lo stomaco. Mi sono sentita una stronza senza cuore e ho deciso di interrompere “la polemica borse”, che avrei ripreso non appena mi fossi svegliata, ricordandomi che era tutta una tattica per non ammettere di avere sbagliato.

Siamo entrati in un ristorantino in una viuzza del centro e ci hanno assegnato un tavolo non all’aperto, come me lo ero immaginato tutto il giorno, piuttosto un tavolo sotto terra, senza vista e senza vento tra i capelli, ma con un grosso motore dell’aria condizionata ben acceso sopra le nostre teste.

Tuo padre per cinque minuti di seguito non ha fatto che ripetere “Mi sembra di essere in un sottomarino”. In effetti c’era un rumore assordante, ma eravamo troppo esausti per discutere anche con il cameriere sulla scelta del tavolo, tanto la serata era già, come dire, “segnata” e quel frastuono orribile era la giusta colonna sonora.

Un senso di voltastomaco è sopraggiunto non appena il cameriere mi ha portato il carpaccio da me ordinato, che non mi piace affatto, in effetti non sapevo perchè l’avessi ordinato, sapevo solo che avrei voluto urlare e fuggire da lì.

Per lo meno la tensione è d’improvviso finita, perché dopo aver dato un’occhiata all’intera scenografia, compresa di carpaccio, motore dell’aria condizionata e buste di Furla, non ci è rimasto che scoppiare a ridere.

Così ho ringraziato tuo padre per il bellissimo regalo, che ho cambiato il giorno dopo, perché, a differenza sua, non mi da alcuna sicurezza avere due borse uguali, quanto piuttosto un senso di frustrazione e di perdita, per cui ho tenuto quella piccola e nessuna altra teoria strampalata mi ha fatto cambiare idea.

E questo è stato il mio trantatreesimo compleanno.

Leave a Reply