Capitolo II

So di essere una persona felice, certo non sempre, ho anch’io i miei lati oscuri e momenti di tristezza, ma sono rari e allora posso senz’altro sostenere di essere felice.

In realtà ho una teoria: immaginare il mondo come negli anni ’50.

Sin da piccola ho dato segni di squilibrio in proposito, era una specie di fissazione, ascoltavo solo musica anni ’50 e ’60, americana o italiana non faceva differenza, spaziavo con estrema disinvoltura da Elvis Presley ed i Platters al “Caschetto d’oro”, comprando vecchi dischi, che cantavo a squarciagola con aria commossa.

Un’estate ricordo che, partiti i miei genitori e mia sorella per l’Irlanda, io, per restare vicino a tuo padre, ho trascorso dieci giorni a casa di mia nonna Anna, dove in un vecchio armadio ho trovato una specie di tesoro: decine e decine di vecchi dischi in vinile 45 giri degli anni sessanta appartenuti a mia madre e ai suoi fratelli, che successivamente mi hanno spiegato essere stato il loro trastullo durante le gite domenicali in spiaggia.

Che sensazione stupenda sentire quelle melodie e quelle musiche romantiche …

Così, fatta una cernita dei dischi più belli, con un sistema modernissimo mi sono dedicata alla riproduzione musicale.

Ho preso il mangianastri (sembra una parola arcaica, ma allora era alta  tecnologia) di mio zio, mi sono chiusa in salone ed ho iniziato a registrare su una cassetta (si all’epoca ancora esistevano) i brani più belli, costringendo tutti gli abitanti della casa (cioè mio zio e mia nonna) a non fare rumore e a non parlarmi, anche se, per certi versi, non ho ottenuto il successo sperato, visto che tra un brano e l’altro in sottofondo mia nonna trovava sempre il modo per restare incisa, gridando ad esempio “E’ pronto !”, con chiari riferimenti al pranzo o alla cena, seguita da mio zio di rimpallo “Non urlare, sta registrando!”.

Quei due, mio zio e mia nonna, che ora sono passati, mi auguro, a miglior vita meritano un libro a parte, perché sono tra le persone più speciali e più belle che io abbia mai conosciuto.

Senza parlare dei film anni ’50 !!

Sandra Dee, forse, è stata tra le più viste negli anni da me, mia madre e, devo dire con minore attenzione, da mia sorella.

Quando abitavo ancora con i miei (e spesso anche oggi se vado da loro) le serate in cui la televisione non trasmetteva niente di buono, che per me e mia madre equivale a dire “assenza di commedia sentimentale”, proponevo con entusiasmo “Vediamo un filmetto dei nostri ?”.

Allora mio padre con aria stanca e sconsolata ci guardava, affermando tristemente “Le avete consumate quelle cassette !” – perché allora i cd erano ancora un lontano miraggio – e con un lento ed esasperante fare di condiscendenza se ne andava in un’altra stanza, lasciandoci felici a pensare per due ore che il mondo fosse un posto bellissimo, fatto di simpatici equivoci e lieti fini.

Ad oggi posso affermare di possedere un piccolo gioiello da collezione: “Come sposare una figlia” “Vorrei non essere ricca” “Cavalloni”… “Il visone sulla pelle” (anche se diciamocelo Doris Day era un pò attempatella per rivestire il ruolo di ragazza ingenua), ”Non mangiate le margherite”, “A piedi nudi nel parco”, “Sabrina”, “Vacanze Romane”, “Torna a settembre” (adorabile !) … e tanti altri ancora, che restano lì in alto su una mensola in camera da letto pronti a cancellare ogni bruttura, ogni avvilimento, ogni giornata storta.

Se il Paradiso esiste, ed io so che esiste, deve essere come in un film di Sandra Dee.

 


CAPITOLO III

Ho conosciuto Alessandro, mio marito tuo padre, quando ero davvero piccola, tipo tredici quattordici anni e non mi piaceva affatto, anzi a dirla tutta ero perdutamente innamorata di uno dei suoi migliori amici e come da copione trovavo tuo padre antipatico e presuntuoso.

Quell’aria da uomo vissuto gli veniva da anni di travagliati rapporti familiari visto che i suoi genitori, i tuoi nonni, hanno divorziato … diciamo … dal giorno delle nozze, ma io questo, allora, non lo sapevo e vedevo solo un ragazzo mitizzato dai suoi coetanei, perché trascorreva le vacanze estive nella sua casa al mare da solo!

Un simile fatto lo rendeva agli occhi di ogni adolescente del lido degno di adorazione.

Dopo quel poco promettente inizio, io e tuo padre siamo diventati grandi amici, avendo, col passare del tempo, scoperto che quell’aria da duro e quella sprezzante sicurezza nascondevano in realtà un ragazzo anche fragile, nobile e generoso.

Per molti anni siamo rimasti più che altro “amici estivi”. Da giugno a settembre stavamo sempre insieme, cioè lui stava sempre con me e le mie amiche; in cuor mio sapevo perfettamente che Ale era pazzo di me, anche se ancora oggi fa fatica ad ammetterlo.

Comunque, sorvolavamo allegramente l’argomento, trascorrendo l’estate a prendere il sole con quella crema color cioccolata che negli anni ottanta andava tanto di moda, ascoltando il registratore in spiaggia, facendo lunghe passeggiate di sera o semplicemente chiacchierando sdraiati sul muro a forma di amaca del baretto, quando non andavamo al largo col pattino bianco di legno pesantissimo o aiutavamo, si fa per dire, mio padre a completare i cruciverba di Bartezzaghi (a tal proposito occorre rilevare, per amor di verità, che io e mia madre, ma soprattutto mia madre, bariamo quando facciamo i cruciverba, ficcando forzatamente le parole nelle caselle, questo fa tremendamente incavolare mio padre, che per fisiologia è estremamente puntiglioso e, bisogna ammetterlo, non sbaglia mai !!).

All’epoca, Ale era per me “Sandro Vespa” nomignolo che gli veniva da un bellissimo vespone color carta da zucchero sul quale sono svenuta dopo essere andati a correre in spiaggia alle sei del mattino: un’idea stupida che non abbiamo mai più ripetuto.

E’ stata in quella simpatica occasione che, se non sbaglio, tuo padre ha conosciuto mia madre, la quale ha provato sin da subito un grande affetto per quel ragazzo, forse perché aveva soccorso la sua figliola dalla bassa pressione o magari perché qualche giorno dopo le aveva cambiato la ruota della Panda bucata… mah ?! Fatto è che da allora, tua nonna Mimì ha sempre avuto un debole per Ale e per questo le voglio, se è mai possibile, ancora più bene.

Comunque, le estati trascorrevano sempre troppo veloci e noi crescevamo e diventavamo sempre più amici. Ricordo un anno in cui eravano fissatissimi con il mercatino dell’usato, che, penso si tenga ancora oggi, il martedì mattina a Latina.

Quando decidevamo di andare, dovevamo alzarsi alle cinque e viaggiare verso la meta agognata (un anno all’alzataccia si era aggiunto l’aggravio di un penetrante freddo, perché viaggiavamo su una Jeep completamente aperta con gli asciugamani addosso), ma ciò non importava, perché l’obiettivo erano le magliettine della Ralph Lauren e quelle americane da surfista.

Io e tuo padre abbiamo sempre ritenuto piuttosto importante essere “in tiro”, senza però perdere il senso della  spesa, con la conseguenza che era impensabile acquistare un capo della Ralph Lauren da Ritz, noi ce le sudavamo le magliattine con il cavallo!

La città di Latina il martedì mattina d’estate era pervasa da una follia collettiva: ragazzini dai quattordici ai diciotto anni che si uccidevano per una polo, per un paio di jeans o una felpa che arrivava dal nuovo continente.

Io da parte mia ho portato a casa sempre un buon bottino.

Una volta tuo padre mi ha regalato una felpetta per un bimbo di circa un anno, blu, grigia e rossa, che spero di poterti fare indossare presto.

Quelle simpatiche scorribande estive finivano con una gran colazione al bar e dormite in spiaggia. Eravamo rintronati tutto il giorno, ma non importava se il premio era uscire la sera dopo, indossando magliettine di marca pagate sulla bancarella un centesimo del valore e ben centrifugate a 90°.

Una sera d’estate, quando io avevo circa 16 anni e tuo padre 18, si era alzato un vento freddo che proveniva dal mare. Sulla spiaggia non c’era nessuno e noi stavamo seduti per terra a ripararci dal vento. L’atmosfera era particolarmente romantica, ma i tempi non erano maturi, perciò non è stata in quell’occasione che tuo padre ha dichiarato di amarmi, limitandosi ad accompagnarmi a casa e a salutarmi con la mano da lontano.

Dopo diversi innamoramenti irrimediabilmente finiti, come d’altronde quella estate del 1989, io e tuo padre eravamo sempre più vicini e quell’anno nemmeno la città con la sua miriade di distrazioni ci avrebbe più separato.

E’stato, infatti, nel mese di febbraio dell’anno dopo, precisamente ad una festa di carnevale, che l’amicizia è diventata qualcosa di molto più travolgente e rassicurante, la malta che servirà a plasmarti: il vero amore.

La maschera da marine che indossava tuo padre lo ha fatto apparire ai miei occhi estremamente affascinante, così mio caro se quella sera tuo padre avesse scelto un qualsiasi altro travestimento, ora tu non saresti in fase di progettazione.

Dopo pochi mesi ci siamo fidanzati, era il 7 marzo del 1990 e da allora non ci siamo più lasciati.

Perciò a chi sostiene tristemente e con saccenza che chi sta insieme dall’adolescenza non è destinato a sopravvivere come coppia … io sorrido, perché io e mio marito, a Dio piacendo, staremo insieme per sempre, uniti come siamo da “fili magici” e se come afferma la mia amica Roby “Voi due siete l’eccezione … voi due fate la differenza”, io rispondo orgogliosa “Vive la difference !!”.

 

 

 

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