Capitolo I

Ho scritto questo racconto più di dieci anni fa ed è dedicato al mio bambino.

“ASPETTANDO TOMMASO”

Penso di essere pronta: vediamo un po’, ho fatto le analisi per la maternità responsabile, ho comprato l’acido folico (“prefolic” consigliato dal mio ginecologo dotato di infinita pazienza e da una delle mie più vecchie e care amiche) e tre libri sull’argomento. Uno di natura scientifica dal titolo “La straordinaria avventura di una vita che nasce”, che ho subito aperto a pag. 272 all’argomento “acido folico” (vitamina del gruppo B avente l’effetto di ridurre il rischio della spina bifida e di alcune cardiopatie congenite) e due che immagino possano definirsi umoristici entrambi dotati di graziosa copertina, che mi ha indotto all’acquisto. Mi ero ripromessa di leggere questi ultimi due volumi solo quando si fossero presentati quei chiari ed inequivocabili segni che un piccolo sub stesse nuotando nel mio ventre, invece uno è quasi finito e l’ho trovato divertentissimo e l’altro, il seguito del primo, è una droga da cui non voglio disintossicarmi.

In realtà del libro di natura scientifica, ho letto solo il capitolo XIX “Pianificare la gravidanza” ed il capitolo I “La fecondazione” entrambi estremamente affascinanti, soprattutto quest’ultimo, che narra la storia assai avventurosa di 200 milioni di spermatozoi lanciati impavidi verso la terra promessa e considerato che, sin da subito, si assiste impotenti ad una vera strage, mi sono immaginata quei combattimenti antichi in occasione dei quali, a differenza delle guerre moderne, i soldati delle prime dieci file erano necessariamente destinati a sacrificarsi ed a morire.

Non ho mai capito come nella consapevolezza di dover soccombere trafitti da una lancia o dal colpo di una pallottola o peggio schiacciati da un cavallo, questi uomini non tentassero, per lo meno, di fuggire.

Io sarei fuggita.

Ogni volta che ad alta voce mi abbandono a queste assai perspicaci riflessioni, magari durante la scena più travolegente di “Brave heart” o “Il Gladiatore”, mio marito con aria inspiegabilmente scocciata dice che in me non c’è onore e che solo gli uomini possono assaporare il gusto e l’ardore di una battaglia e l’assoluto fascino delle tattiche belliche e dell’inevitabile morte !!

Sarà.

Io so solo che se per qualche motivo mi trovassi in prima fila a guardare il nemico negli occhi, con l’assoluta certezza di andare incontro alla morte, opterei per la fuga.

Comunque, non è questo il punto … così si perde la bussola, insomma non sono io a dover arrivare alla meta agognata, io semmai sono il campo di battaglia. Il nostro eroe al contrario è quell’unico minuscolo spermatozoo, che si dimostrerà abbastanza forte, agile, scaltro e orientato da schivare i nemici, superare gli ostacoli, svoltare a destra e fare centro…!

Beh cosa posso dirti, piccolo mio, se non buona fortuna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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